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14 Luglio 2017
Coldiretti boccia il CETA Manifestazione a Roma

Il Ceta non s’ha da fare. Con le idee ben chiare la Coldiretti si contrappone all’accordo commerciale di libero scambio con il Canada. La ragione è che per la prima volta nella storia dell’Unione Europea siamo di fronte ad un compromesso a livello internazionale che dà il via libera alle imitazioni dei prodotti italiani più tipici. In sostanza, si tratta di un patto che di fatto apre le porte all'invasione di grano duro e ad ingenti quantitativi di carne a dazio zero.

“L’accordo CETA (accordo economico commerciale globale) è un regalo alle grandi lobby industriali dell’alimentare che colpisce il vero Made in Italy e i prodotti del nostro territorio, in particolare quelli dei settori cerealicolo e delle carni che sono fra quelli più importanti dell’agricoltura senese. L’accordo favorisce infatti la delocalizzazione, con riflessi pesantissimi sul tema della trasparenza e delle ricadute sanitarie e ambientali”. Lo ha affermato Simone Solfanelli, direttore Coldiretti Siena in occasione del primo voto del Senato sull’accordo di libero scambio tra Unione e Canada.

In particolare, l’accordo di libero scambio con il Canada non solo legalizza la pirateria alimentare, accordando il via libera alle imitazioni canadesi dei nostri prodotti più tipici, ma spalanca le porte all’invasione a dazio zero di grano duro trattato in pre-raccolta con il glifosato vietato in Italia. Oltre a ingenti quantitativi di carne a dazio zero dove si stima l’arrivo di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Per questo motivo, e per proteggere le produzioni locali, e di valore, dal Ceta, il 5 luglio scorso qualche centinaio di agricoltori da Siena, e altri migliaia da tutte le regioni, hanno lasciato all’alba le campagne per invadere Roma con la volontà di fermare questo trattato.

Davanti al Parlamento la Coldiretti ha messo insieme molte voci, in una inedita e importante alleanza con diverse altre organizzazioni: Cgil, Arci, Adusbef, movimento consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow food international, Federconsumatori, Acli terra e Fair Watch, e con altri importanti rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile. Il 5 luglio, a Roma, abbiamo incontrato tanti produttori che, come noi, vedono nel CETA un accordo che li renderà più deboli all’interno sia dell’economia locale che di quella globale.

Abbiamo insieme a loro fatto sentire le nostre ragioni e ci siamo trovati uniti in una causa che speriamo di riuscire a vincere. Ma ci serve il sostegno, anche da parte delle Pubbliche Amministrazioni, per riuscire a salvaguardare la salute del nostro settore agricolo ed alimentare, e per tutelare quella dei nostri figli, che il CETA mette indubbiamente a rischio.

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